Stanotte le lancette sono tornate indietro di un’ora, e oggi tutti ci siamo svegliati con sessanta minuti in più. Un regalo che arriva puntuale ogni ultima domenica di ottobre e che quasi sempre lasciamo evaporare tra il caffè, il telefono e le cose da fare.
Quest’anno propongo un esperimento semplice: trattiamola come un dono da fare a qualcuno, non come un’ora da “recuperare” per noi.
Il tempo è la forma di gentilezza più rara. Possiamo regalare un oggetto in due minuti, ma dedicare davvero un’ora a una persona significa dirle, senza parole: tu per me vieni prima del resto. Chi ha ricevuto una telefonata inattesa da un amico lontano o una visita senza motivo, sa quanto pesa quel messaggio nascosto.
Al Movimento Italiano per la Gentilezza lo ripetiamo spesso: la gentilezza non ha bisogno di grandi mezzi, ha bisogno di attenzione. E l’attenzione è fatta di tempo.
Cosa si può fare con un’ora
• Telefonare a chi non sentiamo da mesi. Non per un motivo preciso: basta dire “mi sei venuto in mente”.
• Passare da una persona sola. Un vicino anziano, un parente, un collega che ultimamente sembra spento. Una tazza di tè e un po’ di ascolto.
• Dedicare un’ora senza schermi a un figlio o a un nipote. Giocare, camminare, preparare insieme una torta.
• Dare una mano. In una parrocchia, in un’associazione, in un banco alimentare: un’ora di lavoro fa la differenza più di quanto si creda.
• Scrivere una lettera vera. Due righe a mano a chi ci ha aiutato in passato e non lo sa.
Non serve fare tutto. Basta scegliere una sola persona e decidere adesso a chi andrà quest’ora. Poi, se vi va, raccontatecelo: sul sito e sui nostri canali raccoglieremo le vostre “ore regalate”.
Il 13 novembre, Giornata mondiale della gentilezza, è tra meno di tre settimane. Possiamo arrivarci già allenati: cominciamo da questa domenica, da questa ora in più.
E voi, a chi la regalate?